Resti in blocchi di pietra del tempio a pozzo nel santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri, con la scalinata d'accesso e alberi sullo sfondo
Resti in blocchi di pietra del tempio a pozzo nel santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri, con la scalinata d'accesso e alberi sullo sfondo — foto: Aga Khan (IT) · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Tra i luoghi archeologici della Sardegna centrale ce n'è uno che colpisce prima ancora di entrare, per la posizione: il santuario nuragico di Santa Vittoria, a Serri, si trova a circa 620 metri di quota sull'orlo occidentale della Giara di Serri, un altopiano di basalto che domina le campagne circostanti. Da Gergei, che si stende proprio ai piedi della giara, dista meno di due chilometri in linea d'aria: è la visita più naturale da fare nei primi giorni di soggiorno.

Non si tratta di un singolo monumento, ma di un vero e proprio complesso: l'area scavata occupa circa tre ettari, mentre secondo gli studi l'insediamento antico era molto più esteso. È considerato uno dei luoghi di culto più significativi della Sardegna nuragica.

Un luogo sacro frequentato per secoli

La frequentazione del sito comincia nell'età del Bronzo e raggiunge il suo momento di massimo splendore tra il Bronzo finale e la prima età del Ferro, all'incirca tra il 1100 e il IX secolo a.C. Ma la vita qui non si interrompe con la fine della civiltà nuragica: il santuario continua a essere frequentato in età punica, romana e bizantina, e poi nel Medioevo.

Gli scavi sistematici cominciarono nel 1909 sotto la guida dell'archeologo Antonio Taramelli, che vi lavorò a più riprese per circa vent'anni e ne pubblicò gli studi; altre campagne di ricerca si sono susseguite nei decenni successivi, fino ai giorni nostri.

Cosa vedere nell'area archeologica

Il santuario è organizzato in più nuclei, che conviene visitare con calma seguendo il percorso.

L'area sacra e il pozzo

Il cuore religioso del complesso è il tempio a pozzo, dedicato al culto delle acque, con la sua scalinata che scende verso la falda. Accanto si trovano un tempio a cielo aperto con due altari, le costruzioni note come capanna del sacerdote e capanna del capo, i resti di un protonuraghe e di un nuraghe a tholos, e la via sacra.

Il recinto delle feste

Il nucleo più sorprendente è forse il recinto delle feste, un grande spazio ellittico con porticati, ambienti interpretati come botteghe e spazi di mercato, una cucina collettiva e una fonderia. È la testimonianza più eloquente del fatto che Santa Vittoria non era solo un tempio, ma un luogo in cui le comunità si riunivano, scambiavano merci e celebravano insieme.

La curia e le abitazioni

Un altro gruppo di edifici comprende la cosiddetta curia, una capanna circolare con sedile perimetrale per circa cinquanta persone, interpretata come sala delle riunioni, e il recinto detto delle punizioni. Poco distante ci sono i resti delle abitazioni.

I reperti: un crocevia del Mediterraneo

Dagli scavi sono emersi bronzetti votivi, armi, gioielli in ambra e oggetti di provenienza etrusca, fenicia e cipriota: la prova che questo altopiano dell'interno era inserito nelle reti di scambio del Mediterraneo antico. Molti di questi materiali sono oggi conservati al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari: se passate dal capoluogo, vale la pena completare lì la visita.

La chiesetta di Santa Vittoria e la festa di settembre

All'estremità occidentale del complesso sorge la piccola chiesa di Santa Maria della Vittoria, che dà il nome all'intero sito. Le sue origini risalgono con ogni probabilità all'epoca bizantina, anche se l'edificio è stato in gran parte ricostruito in tempi recenti.

Ogni anno, l'11 settembre, la comunità di Serri celebra la festa di Santa Vittoria con una processione fino alla chiesetta: una ricorrenza legata tradizionalmente al rinnovo dei contratti agricoli e pastorali, che fa rivivere in chiave cristiana la vocazione di luogo d'incontro che il sito aveva già tremila anni fa. Per il programma consultate i canali del Comune di Serri.

Consigli per la visita

  • Orari e biglietti: la visita è a pagamento e gli orari cambiano con le stagioni: verificateli sul sito ufficiale dell'area archeologica o sulla scheda di sardegnaturismo.it prima di partire.
  • Quando andare: primavera e autunno offrono la luce più bella e temperature piacevoli; d'estate preferite le prime ore del mattino o il tardo pomeriggio, perché sull'altopiano l'ombra è poca.
  • Cosa portare: scarpe chiuse con suola robusta, perché il terreno è di pietra basaltica irregolare, cappello e acqua.
  • Il panorama: non andate via senza esservi affacciati dal bordo della giara: lo sguardo spazia sulle campagne e sulle colline dell'interno.

Santa Vittoria si combina bene con altri siti del territorio in una stessa giornata, ma merita da sola almeno un paio d'ore: è uno di quei luoghi in cui conviene rallentare e lasciarsi raccontare la storia dalle pietre.

Dormire a Gergei

Case Vacanze in Sardegna offre due case indipendenti a Gergei, nel cuore del Sarcidano: La Pergola, nel centro storico, fino a sei ospiti, e Andrebike, con giardino e affreschi, fino a dieci. Cucina completa, aria condizionata, Wi-Fi e parcheggio gratuito.