Ogni anno, il primo maggio, Cagliari si ferma per una delle feste religiose più sentite di tutta la Sardegna. Migliaia di persone in abito tradizionale, carri trainati da buoi, cavalieri e suonatori accompagnano il simulacro di Sant'Efisio lungo le vie della città, prima di un lungo cammino fino a Nora, sulla costa meridionale. Non è una rievocazione: è lo scioglimento di un voto che la città rinnova da oltre tre secoli e mezzo.
Un voto nato durante la peste
Tra il 1652 e il 1656 un'epidemia di peste colpì duramente Cagliari. L'amministrazione cittadina fece un voto a Sant'Efisio, prima nel 1652 e poi di nuovo nel 1656: se la città fosse stata liberata dal contagio, ogni anno si sarebbe svolta una processione in suo onore, dal quartiere di Stampace fino a Nora, il luogo dove secondo la tradizione il santo subì il martirio.
Da allora la promessa è stata mantenuta ogni anno. La processione è considerata tra le più antiche d'Italia a non essersi mai interrotta: anche negli anni più difficili il voto è stato sciolto, pur in forma ridotta.
Il primo maggio a Cagliari
La giornata comincia con le traccas, i carri addobbati a festa e trainati da buoi, che sfilano per le vie del centro. Seguono i gruppi in costume tradizionale provenienti da tutta l'isola: è forse l'occasione migliore dell'anno per vedere, uno dopo l'altro, gli abiti di tanti paesi diversi, con i loro ricami, i gioielli e i colori che cambiano di comunità in comunità.
Dopo i gruppi arrivano i cavalieri e i miliziani, che rappresentano i quartieri storici della città, e poi le figure che guidano la parte civile e religiosa del corteo: l'Alter Nos, designato dal sindaco come rappresentante della città, e l'Arciconfraternita che custodisce il culto del santo. Il momento più atteso è il passaggio del cocchio dorato, trainato da buoi, che porta la statua di Sant'Efisio.
Prima del passaggio del santo, il tratto di via Roma davanti al Municipio viene cosparso di petali di rose e fiori: è s'arramadura, il tappeto profumato su cui passa il cocchio, tra gli applausi e la commozione della folla.
Il cammino verso Nora
La festa non finisce in città. Dopo la processione cagliaritana il simulacro prosegue verso sud, attraversando Giorgino, Villa d'Orri, Sarroch, Villa San Pietro e Pula, accolto lungo la strada da fedeli e comunità. La sera del 2 maggio raggiunge Nora, dove riposa nella piccola chiesa romanica dedicata al santo, a pochi passi dal mare e dall'area archeologica.
Il 3 maggio si celebrano i riti in ricordo del martirio; il 4 maggio il santo riprende la via del ritorno, ripercorrendo lo stesso tragitto. Il voto si considera sciolto quando il simulacro rientra a Stampace, entro la mezzanotte.
Consigli per viverla al meglio
- Arrivate presto: lungo il percorso cittadino i posti in prima fila si riempiono molto prima del passaggio del corteo.
- Muovetevi con i mezzi pubblici o a piedi: nei giorni della festa il centro di Cagliari ha forti limitazioni al traffico e parcheggiare può essere complicato.
- Proteggetevi dal sole: a maggio le giornate sono spesso già calde. Cappello, acqua e scarpe comode sono indispensabili.
- Rispettate il momento: è prima di tutto una processione religiosa. Evitate di intralciare il corteo per una foto e seguite le indicazioni del servizio d'ordine.
- Pensate anche a Nora: se preferite un'atmosfera più raccolta, seguire l'arrivo o la sosta del santo nei giorni successivi può essere un'esperienza intensa.
Dove informarsi
Programma dettagliato, orari del corteo e percorsi possono variare da un anno all'altro: prima di organizzare la giornata consultate i canali ufficiali del Comune di Cagliari e il portale regionale sardegnaturismo.it, dove la festa viene annunciata con le informazioni aggiornate.
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